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Partecipare a Bastogi

Sito dei cittadini attivi, delle associazioni e dei progetti che vivono ed operano a bastogi

Sito web: http://www.bastogi.ilcannocchiale.it/
Membri: 10
Attività più recente: 27 Mag

PARTECIPAZIONE A BASTOGI


Bastogi è un ex residence per l’assistenza alloggiativa, situato nella prima periferia del Municipio XVIII, tra via Boccea e via Torrevecchia. E’ formato da cinque palazzine (denominate A, B, C, E, F) destinate all' accoglienza di nuclei familiari sfrattati o comunque sprovvisti di domicilio adeguato. Gli abitanti si misurano quotidianamente con le carenze strutturali di servizi, trasporti e viabilità. Ilproblemi più impellenti riguardano la mancanza di una chiara politica rispetto al futuro abitativo delle famiglie; la assenza totale delle istituzioni sul territorio si manifesta in termini di assenza manutenzione e cura dell'ambiente e delle case, di assenza di illuminazione stradale, la precartietà degli allacci di acqua gas e luce che mettono in pericolo gli stessi abitanti. In questo contesto da anni e con fatica e assenza di risorse sono presenti alcuni progetti di intervento sociale improntati alla partecipazione dei cittadini. Il progetto Mediazione Sociale, che ha lavorato alla formazione di una fitta rete di relazioni tra i cittadini attivi, cercando di avviare un confronto tra questi e le Amministrazioni locali e centrali, nel tentativo di ricostruire obiettivi comuni alla cittadinanza e alle istituzioni per la soluzione o per la gestione delle maggiori criticità, il Progetto Boomerang, finanziato dai fondi 285 che si occupa di educativa territoriale per adolescenti, la polisportiva "Zona 18" e l'associazione "Bastogi a Colori"che vede protagoniste alcune donne del quartiere nella costruzione di occasioni di reddito e di organizzazione sociale. E' aperto inoltre uno sportello di “ Ascolto, informazione e mediazione sociale” all’interno dei locali condominiali della Palazzina C. Lo Sportello si propone come mediatore all’interno del rapporto tra i cittadini e le istituzioni, svolgendo una funzione di “ponte” tra il territorio e i servizi, attraverso un lavoro costante di attiva messa in comunicazione.
La partecipazione nel quartiere ha una sua storia:
Nell’ottobre del 2001, contestualmente all'avio del progetto mediazione sociale, nasce un giornale locale, “BastoTg”, con il contributo dei progetti sociali operanti nel quartiere e di alcuni cittadini. Nel febbraio 2002 si attivava un percorso di sensibilizzazione rivolto ai cittadini e alle cittadine che naturalmente svolgevano già in maniera più o meno consapevole un ruolo attivo nelle dinamiche relazionali della comunità. Nel marzo 2002, nei locali della palazzina E, si attivava un laboratorio artistico rivolto ai bambini frutto della collaborazione tra i vari progetti e i cittadini del quartiere. Nell’ ottobre 2002, si attivava nei locali sociali della palazzina B un percorso di sostegno scolastico chiamato “il doposcuola” . L’idea nasceva dai progetti mediazione sociale e boomerang con le scuole dei vicini quartieri. Alcuni di questi bambini cominciarono anche a scrivere per il giornale di quartiere. A partire dall’autunno 2002, nello spazio sociale della palazzina C, si sviluppava un percorso di incontri e condivisione tra la cittadinanza che ha portato all’elaborazione di due idee su proposta degli e delle abitanti della palazzina stessa: l’apertura di uno sportello informativo sui servizi territoriali pubblici e privati, e un attività di cineforum, con una programmazione che teneva conto delle diverse fasce sociali (in particolare donne e bambini). Nel febbraio del 2003 si costituiva autonomamente il primo “comitato” della palazzina C, a cui seguirono la formazione di comitati nella palazzina B, F, E, A e infine nella G, nascevano anche i primi tavoli di quartiere. Nella primavera 2003 i comitati di palazzina iniziavano una serie di assemblee con lo scopo di affrontare in maniera unitaria le problematiche inerenti la situazione abitativa. inerenti la situazione abitativa.

Nell’ ottobre 2003, parallelamente all’esperienza dei comitati, nascevano i primi tavoli di quartiere, aperti al confronto dei cittadini di tutte le palazzine. Da gennaio 2004 il tavolo di quartiere e il movimento dei comitati in una serie di incontri presentavano una piano unitario per far fronte alle criticità del quartiere, che veniva proposto in una serie di incontri, “i tavoli municipali” su Bastogi, organizzati dal Municipio XVIII con il contributo della Mediazione Sociale.

Nell’autunno 2004 il Progetto Mediazione e il Tavolo di quartiere di Bastogi si attivavano per organizzare, insieme a Legambiente e AMA, con l’apporto del Municipio XVIII l’iniziativa “Puliamo il mondo”, giornata in cui circa 100 persone si mobilitarono per rimuovere i rifiuti ingombranti rimasti abbandonati. In seguito veniva allestita una mostra fotografica sull’iniziativa nei locali della palazzina C. Successivamente, vista l’ampia partecipazione alla precedente manifestazione, si organizzava una nuova iniziativa per il quartiere “La festa dell’albero” promossa da Legambiente e un pranzo organizzato dalle donne del quartiere. Nel 2005 si attivava, per volere di alcune cittadine delle palazzine, il laboratorio “Il Tarlo”, un laboratorio di artigianato e d’incontro e nato per volontà di alcune donne del quartiere, espressione tangibile di un rinnovato bisogno di protagonismo. Nel 2006 viene attivato un tavolo tra Municipio, Comune e Provincia di Roma sulla riqualificazione del quartiere ed in particolare sul recupero degli spazi condominiali della palazzina C in cui viene prevista e progettata la creazione dello Spazio Arcobaleno, un luogo aperto ai cittadini per attività sociali e culturali nonché sede di servizi di prossimità quali lo Sportello di Mediazione Sociale, di ascolto e informazione, dello sportello “Informagiovani”, di uno spazio per anziani e di una ludoteca. Nello stesso anno il Progetto mediazione sociale si attiva in un percorso di ricerca azione che coinvolge una parte della popolazione. I risultati di interviste mirate ad evidenziare i punti di forza e di debolezza del quartiere, i conflitti esistenti e le modalità di attivazione delle persone, sono state restituite nell’iniziativa “Stregati da Bastogi” in occasione della quale è stata esposta la mostra fotografica che rappresenta le metafore sul quartiere che i cittadini hanno fornito durante le interviste. Nell’iniziativa sono anche emersi i risultati del lavoro dei Laboratori delle idee, ovvero azioni di animazione e di rimessa in comunicazione in cui i cittadini hanno sviluppato le proprie capacità di reciproca interazione, di protagonismo e di autodeterminazione favorendo la partecipazione e l’attivazione di percorsi di progettazione partecipata, mirante alla riqualificazione degli spazi comuni di alcune palazzine, adibibili ad attività sociali e di aggregazione. Tali proposte sono state esposte in un confronto pubblico tra i cittadini, L’Assessore alle Periferie del Comune di Roma, l’Assessore alla Sicurezza e ai Giovani del Comune di Roma, il Presidente del Municipio XVIII. Il 28.12.2006 nasce un’associazione di quartiere denominata “Bastogi a Colori” (costituita soprattutto da donne), si intraprende con questa un percorso teso alla formazione dei cittadini interessati alla nascita di un’impresa artigianale. “Bastogi a colori”, quindi oltre ad essere il nome dell’associazione, è anche la denominazione di un progetto che prevede un percorso di formazione su tecniche e teorie di sartoria e un percorso di accompagnamento al lavoro e all’autoimprenditorialità. Nonostante l’entusiasmo delle donne, purtroppo dopo circa un anno dalla progettazione, il progetto “Bastogi a colori” (così come lo Spazio Arcobaleno), non ha avuto nessun riscontro concreto da parte delle amministrazioni. Anzi, la nuova amministrazione, oltre a destinare altrove i fondi per la realizzazione dello Spazio Arcobaleno, minaccia di non finanziare le attività del Progetto Boomerang, mentre l’attività del Progetto Mediazione Sociale terminerà a luglio 2009. antro un anno le esperienze nate sul territorio rischiano di morire.

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4 Commenti

partecipazione Commento da partecipazione su 27 Maggio 2009 a 17:24

Avevo un tarlo per la testa Linda, cittadina attiva e artigiana del laboratorio Il Tarlo di Bastogi, ci racconta con com’è nata l’idea di questo laboratorio a metà tra incontro e artigianato.

Il Tarlo, voi penserete al titolo di un libro, e invece no, anche se era partito tutto così.
Con i mediatori, un giorno, abbiamo deciso di aprire sul territorio un laboratorio dove le persone del quartiere avessero un punto di ritrovo, dove oltre ad esporre problemi di cittadino si potesse anche imparare qualcosa in più. Inizialmente si era pensato ad un laboratorio di lettura, ma quest’idea non avuto un gran seguito, così pensando e ripensando la mente di Luana ha partorito l’idea: “perché non compriamo un pirografo?”. Detto, fatto, l’idea è piaciuta subito. Abbiamo comprato quest’aggeggio che può incidere il legno e che, con un po’ di fantasia, può essere utile per creare oggetti davvero bellissimi. Così l’idea ha preso a realizzarsi e il laboratorio d’incontro e artigianato si sta avviando.
Io sono l’ideatrice del nome, vi chiederete perché proprio Il Tarlo…perché ho voluto pensare ai nostri mediatori, che appunto come un Tarlo si sono insediati nella nostra vita facendoci scoprire che esiste un altro mondo oltre a quello che conosciamo, un mondo fatto di fantasia, che ognuno di noi può esprimere in mille modi, anche incidendo una piccola tavoletta di legno per farla diventare un oggetto unico che rappresenti una parte di noi. Perciò un grazie a loro e alla loro capacità di vedere oltre il quartiere, di vedere ogni singola persona e quello che può dare, di credere in noi e nelle nostre capacità.
partecipazione Commento da partecipazione su 27 Maggio 2009 a 17:22

Diplomazia e piercing
I mediatori sociali visti da Francesco Albanese, giornalista del TG dell’emittente televisiva privata tele Roma 56.
n°1 maggio 2005
Che cosa hanno in comune un ambasciatore e un mediatore sociale? Nulla in apparenza. Il primo si muove su scenari internazionali, frequenta i notabili del pianeta e sorseggiando un dom perignon discute del futuro del globo. Il secondo ha un orizzonte molto più limitato, grossomodo corrispondente al grande raccordo anulare, lungi dall’intrattenersi con capi di Stato e ministri, di solito s’accompagna con chi vive e lavora in quartieri periferici e molto spesso degradati. Aldilà delle ovvie premesse, però, il compito che un diplomatico e un mediatore sociale sono chiamati ad assolvere non è poi così differente. Tralasciando per un momento i diversi elementi formali, all’uno si chiede un’ottima conoscenza delle lingue all’altro una degna padronanza del romanesco, entrambi hanno come obbiettivo quello di provare a risolvere dei conflitti. Una parola quest’utlima che racchiude una gamma infinita di possibilità, per cui non ci si deve scandalizzare se preposti alla loro risoluzione figurano uomini in doppiopetto oppure ragazzi con il piercing. In conclusione non dovrebbe meravigliare se l’onu decidesse a breve di far svolgere una delle sue prossime sessioni presso il campetto di bastogi. Forse le varie delegazioni troverebbero strutture d’accoglienza non in linea con gli standard abituali, ma ad esempio non ci sarebbero problemi di parcheggio. Fino a via Boccea lo spazio si spreca.
partecipazione Commento da partecipazione su 27 Maggio 2009 a 17:19

Mediazione a Bastogi Di Emilia Martinelli

Dal 1999 è attivo a Roma il progetto di Mediazione Sociale. Questo progetto lavora ad oggi in 8 quartieri di Roma: Pietralata, Ponte di Nona, Largo Sperlonga, Bastogi, Tor Fiscale, Quartaccio, San Basilio e da giugno 2005 anche a Piazza Vittorio. In particolare, a Bastogiproprio dietro l’angolo della citta , da marzo 2001, un gruppo di mediatori si ritrova nel quartiere 2 giorni alla settimana per mediare. Ma cos’è di preciso questa “mediazione”? A ottobre 2001 sul giornale di quartiere “BastoTg” compariva: “la mediazione è la ricerca di una soluzione dei problemi della convivenza nel quartiere attraverso il dialogo, portata avanti da figure professionali nuove quali i mediatori sociali che cercano di capire quali sono i percorsi per arrivare ad una mediazione tra due contendenti”. Questo è vero, il lavoro si fa con singoli contendenti e con gruppi di persone, insomma con tutti coloro (cittadini, comitati, associazioni, istituzioni, scuole, ecc..) che sono coinvolti in qualche modo nella vita di un quartiere. In pratica si mettono in comunicazione tutte queste persone per capire le esigenze di ognuno e si cercano delle soluzioni per migliorare la qualità del vivere nel quartiere. In questi anni mediatori e cittadini di Bastogi, hanno camminato insieme per decidere di volta in volta quale percorso intraprendere. Ad esempio, nell’autunno 2004 alcuni cittadini all’interno dei tavoli di quartiere decisero di risolvere il problema dei rifiuti abbandonati in uno spazio antistante la palazzina A, coinvolgendo Legambiente con l’iniziativa “Puliamo il Mondo” e L’Ama. Risultato: circa 100 cittadini più mediatori, legambiente e i mezzi speciali Ama si diedero da fare per ripulire quell’area e successivamente in molti si adoperarono per tenerla pulita., In seguito venne anche allestita una mostra fotografica sull’iniziativa, nei locali della palazzina C e organizzate altre iniziative di riqualificazione come la “Festa dell’Albero” o “Stregati da Bastogi”. Il percorso di mediazione non può esistere senza la volontà delle cittadine e dei cittadini di attivarsi, e proprio grazie a questa volontà che sono state portate avanti diverse azioni. Il senso del mediare sta nel far emergere dai cittadini soluzioni a piccoli e grandi problemi. Non è sempre facile, la soluzione non arriva come per magia da un mediatore tutto fare, ma ognuno può imparare a trovarla da solo, o in gruppo. Se volessimo usare una metafora, il mediatore é come uno che ti consegna una cassetta con gli attrezzi per lavorare il legno, ti dice come usarla, e poi ti aiuta a costruire la tua piccola opera d’arte o una grossa libreria. Acquisisci quindi strumenti per trovare autonomamente o in gruppo una soluzione soddisfacente per tutte le parti coinvolte. Mediazione è un processo lento, ha bisogno di tempo, ma ha fiducia nell’uomo e nelle sue capacità di autorganizzarsi. Chi ci conosce lo sa, noi non proponiamo soluzioni ai problemi, ascoltiamo i cittadini, che messi a confronto con se stessi e gli altri, trovano soluzioni e idee per migliorare la qualità della vita nel quartiere. Noi semplicemente rimaniamo lì a sostenerli. Tante volte ci siamo ritrovati nelle case dei cittadini o in una sala condominiale a prendere un caffè, a fare una pausa, creativa, che aveva il profumo della crescita individuale e collettiva. In questi pomeriggi trascorsi insieme, i mediatori e i cittadini hanno lavorato per organizzare e sostenere diverse attività sul territorio: laboratori, tavoli di quartiere, uno sportello informativo, corsi di formazione, cineforum, feste, tavoli municipali. In questi anni si è anche costituita un’associazione di donne di quartiere, “Bastogi a colori”, con l’intento di mostrare un altro volto del quartiere. Donne coraggiose che da anni rivendicano i loro diritti e che oggi si mettono in gioco, in prima persona, con creatività.
Piccole e grandi iniziative per vivere più attivamente a Bastogi.
partecipazione Commento da partecipazione su 13 Maggio 2009 a 20:21

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