Lo scorso 31 marzo, si è tenuto il incontro della rete per la partecipazione nel quale sono intervenute varie realtà territoriali presenti in molti municipi della città. In questo primo incontro si sono cominciati ad approfondire alcuni aspetti del lavoro sociale orientato alla facilitazione della partecipazione dei cittadini (ovvero i Quartieri Partecipati) e si è formata una redazione del sito www.partecipazione.ning.com. Sono inoltre stati delineati i successivi momenti di confronto, tra cui dei seminari di autoformazione e un momento di dibattito pubblico. Questo forum è dedicato a riportare tutti gli elementi, gli interventi, i documenti relativi al dibattito della rete

Condividi

Rispondi

Risposte a questa discussione

Gli spunti introduttivi al dibattito

Parlando di Quartieri Partecipati

1) La partecipazione non è solo identificabile con i bilanci partecipativi messi in atto da molte amministrazioni, ne con le esperienze di progettazione partecipata in ambito urbano.
2) può essere interpretata ANCHE come una forma di azione progettuale in ambito sociale, che per essere efficace deve poter favorire l’ interazione sociale, la trasformazione delle relazioni umane e la ricostruzione del tessuto sociale di un territorio. In questo caso la partecipazione dovrebbe prevedere la presenza periodica e costante nel tempo sul territorio di operatori (educatori, mediatori sociali e culturali, psicologi, sociologi, ecc.) che stimolino il fare e il cooperare secondo una serie di modalità elastiche e circostanziate e secondo metodologie ispirate al lavoro di comunità, alla ricerca azione, alla mediazione sociale e dei conflitti e a forme di azione non violenta.
3) Tale presenza progettuale dovrebbe rappresentare un lavoro di prossimità e di costante costruzione della comunicazione e della collaborazione tra i cittadini e le risorse locali (scuole, centri giovanili, parrocchie, servizi, associazioni, gruppi di cittadini attivi, commercianti, ecc) che costruiscono giorno per giorno il “quartiere partecipato” rendendo il processo partecipativo inclusivo, maturo, profondo efficace e soprattutto in grado di trasformare la realtà.
4) Le forme di partecipazione che non sono in grado di ingenerare processi di cambiamento, che hanno timore di fare emergere una conflittualità sociale sana e propositiva, in grado di dialogare attivamente con le amministrazioni, sono inutili e controproducenti e, rappresentando oggettivamente tentativi di controllo sociale sulla vita del territorio, possono trasformarsi in un boomerang sia per i partecipanti che per quelle amministrazioni che la partecipazione avevano avviato.
5) Oggi a Roma non esistono progetti di intervento territoriale finanziati dalle amministrazioni con lo scopo dichiarato ed esplicito di stimolare la partecipazione delle comunità locali, ovvero di costruire - nel medio e nel lungo periodo, al di là degli interventi spot - le condizioni necessarie e sufficienti affinchè un qualsiasi cittadino possa in qualsiasi momento essere facilitato ad entrare in relazione con altri cittadini e\o con associazioni e realtà locali per affrontare e risolvere insieme problematiche comuni o solo per passare il tempo in maniera costruttiva, mettendo a disposizione della collettività (e a sua volta beneficiandone) le proprie competenze e conoscenze.
6) Esistono però una serie di progetti mirati al coinvolgimento di target di popolazione secondo modalità basate sull’empowerment (progetti rivolti ai giovani, alle comunità straniere, alla mediazione sociale, ecc.) che possono essere re-interpretati in funzione della costruzione della partecipazione comunitaria. Esistono solo nella città di Roma esempi molto interessanti di costruzione di un sistema locale di partecipazione (quartiere partecipato) a partire dalla messa in rete delle realtà e dei progetti locali o dalla semplice interazione positiva con i cittadini che hanno mirato a “fare società”; parliamo delle esperienze maturate nei quartieri di Quartaccio e di Bastogi, della “Casa delle Associazioni di San Basilio” (e più in generale della rete dei progetti del V Municipio), dell’esperienza nata a S. Palomba intorno al locale progetto di mediazione sociale. Si tratta di esperienze che sono nate da intuizioni di singoli o più attori territoriali e dall’interpretazione partecipativa del lavoro progettuale e di rete, che si è interfacciato con comitati di quartiere e scuole e con cittadini disposti a donare un po’ del loro tempo per migliorare il quotidiano. In alcuni casi questo lavoro ha incontrato la sensibilità di alcune amministrazioni locali che hanno cominciato a supportare il quartiere partecipato o le esperienze di rete, facendole divenire progetto municipale, come sta accadendo in Quinto Municipio o in Nono Municipio, dove sta nascendo un progetto municipale sulla Human Security, ovvero la costruzione partecipata della sicurezza sociale dal punto di vista dei diritti delle minoranze, delle differenze di genere, della differenze generazionali. E per la prima volta a Roma sta nascendo un livello di comunicazione orizzontale tra tutte queste esperienze che si è dotato di un social network; www.partecipazione.ning.com. Vedremo che uso sapremo fare di queste energie in un panorama politico e sociale per niente rassicurante.

Rispondi

Il dibattito in corso: gli interventi


Toni:
Introduce la giornata. La partecipazione può essere interpretata come una forma di azione progettuale in ambito sociale, che per essere efficace deve poter favorire l’interazione sociale, la trasformazione delle relazioni umane e la ricostruzione del tessuto sociale di un territorio. La partecipazione non è solo identificabile con i bilanci partecipativi messi in atto da molte amministrazioni, ne con le esperienze di progettazione partecipata in ambito urbano, ma con una presenza sul territorio costante e continua, che sviluppa reti collaborative ed utilizza metodologie di gestione positiva del conflitto, di mediazione sociale, di empowerment territoriale. Se però si prende la mediazione come scopo del progetto (ossia ci si accontenta della ricostruzione delle relazioni sociali) e non si punta alla trasformazione e al cambiamento, ossia non si mette la comunità in condizioni di agire, anche in forma conflittualmente positiva nei confronti dell’amministrazione, si scade nel controllo sociale. A cosa serve la partecipazione? D'altronde la partecipazione non serve solo al cambiamento, ma rafforza la comunità. Un esempio si è dimostrato Quartaccio, dove il senso di quasi dieci anni di lavoro partecipato e dell’intera storia del quartiere nata con la partecipazione ad una occupazione di case, ha fatto si che si reagisse al cosidetto “stupro di Primavalle” in una forma assai differente di quella, ad esempio, di Guidonia, evitando linciaggi e assalti ma scegliendo quella della protesta civile

Alessandro:
Chiede se però nell’episodio di Quartaccio si è messa in discussione la polarizzazione tra la parte che “difende i migranti” a priori e quella che li attacca a priori, se ci si è posti il problema da un’altra ottica, quella dello globalizzazione che favorisce lo sfruttamento schiavista della mano d’opera e della lettura del fenomeno da questo punto di vista. Lui sente comunque l’esigenza di cominciare a ragionare in maniera diversa, che l’afflusso indiscriminato è in qualche modo voluto e favorito da un mercato globale che oggi richiede nuovi schiavi. Occorrerebbe cominciare a parlare con le persone sottolineando questo punto di vista, andando oltre l’alternativa immigrati si\ immigrati no.

Rino:
La scuola, il quartiere e la famiglia sono tre poli intorno ai quali ruota la vita dei ragazzi e di conseguenza dei loro adulti di riferimento. Se si parla di partecipazione si parla di costruzione intorno a questi tre poli di un lavoro pedagogico che educa alla partecipazione. Partecipazione è condividere un progetto su uno scopo da raggiungere. Per gli adulti è partecipare al progetto educativo in favore dei ragazzi, per i ragazzi condividere un percorso e anche uno spazio fisico e contribuire a migliorarlo. E’ come un campetto di periferia da riqualificare trasformandolo in un campo di pallone. Partecipare per gli operatori è accompagnare questo percorso e accompagnare la rivendicazione dello spazio in cui svolgerlo. Partecipare è per gli operatori accompagnare la rivendicazione.

Paolo:
Partecipare è potenziare la comunità ed i suoi legami, la comunicazione, i giovani

Andrea:
P. è incontrarsi intorno ad una idea. E’ centralità della comunità locale. Pensiamo la stessa cos riguardo alla P. ma è poi difficile collocarla, declinarla, comunicare le esperienze e farle conoscere. Trovare dei postulati per distinguere ciò che è partecipazione da ciò che non lo è. E anche rivendicare. La partecipazione che possiamo creare è a partire dalla gestione di servizi e progetti. Il sito www.partecipazione.ning.com è importante per declinare la partecipazione e per far conoscere esperienze.

Alessandro:
Mi interesserebbe il passaggio da lavoro sociale a conflitto sociale come costruzione di una idea diversa di cittadinanza da contrapporre al concetto che ne dà il potere. Vorrei curare maggiormente questo aspetto perché vedo troppo spesso il passare le persone e i territori da un “mi interessa2 a un”me ne frego2. Mi preoccupa la partecipazione veicolata dalle istituzioni che è il frutto della fine della convivialità. Rispetto poi alla questione della sicurezza, io nel mio quartiere mi sento sicuro perché lo conosco, sono immerso nella comunità, non sento il bisogno di aver paura.

Valentina:
Mi sento dilaniata tra la partecipazione istituzionale e lo scetticismo sulla validità dei tentativi di questo tipo. Vedo pure la partecipazione quotidiana del quartiere, ad esempio di casal bertone, o quella dei centri sociali. Queste esperienze di per sé è già qualcosa che partecipa e non c’è bisogno di qualcosa calato dall’alto. Se le istituzioni volessero veramente la partecipazione potrebbero riconoscere ciò che già si esprime ed esiste e valorizzarlo.

Alessandro architetto:
Mi occupo di progettazione partecipata. Nel mio vissuto professionale mi sono accorto che la partecipazione và più vissuta che studiata. La finta partecipazione che ormai dilaga è propagandistica ed elettorale e la rende una parola vuota.

Silvietta:
Il lavoro di mediazione è differente da territorio a territorio. A volte mi chiedo che ci stò a fare su un territorio. Nessuno ti forma a queste tematiche.

Annarita:
Ci siamo sempre adattati al territorio che trovavamo progettando con i cittadini e realizzando con loro i servizi di cui avevano bisogno. Le cose positive che ho vissuto sono state le iniziative con i cittadini. Se qualcosa è realizzato da loro e con loro, se ne prendono cura, ci tengono. Non mi piace invece quel tipo di partecipazione fatta da progetti che vogliono far vedere la partecipazione, nel senso di dover fare iniziative su iniziative dove la gente deve andare per far vedere che c’è partecipazione intorno alle attività di quel progetto

AIM Giosef:
Per me la partecipazione è mettere insieme chiunque si ponga in modo attivo.

Debora:
Da molto si parla di partecipazione nel mio municipio ma noto che in nome della partecipazione spesso si occultano le contraddizioni. Quando le istituzioni veicolano la partecipazione occulta tutto quello che si muove, valorizzando spesso le “novità”, la spettacolarizzazione, l’ossessione per il nuovo. Inoltre spesso la partecipazione è fatta di innumerevoli tavoli che si rivolgono solo a una serie di associazioni. Si dà vita ad esperienze improduttive ed “esteriori”, si tende alla sola estetica e visibilità della partecipazione, non si coinvolgono davvero i cittadini, si fanno i tavoli solo per parlare.

Fulvio:
Sottolinea le potenzialità partecipative del social network.

Marco:
Lavorare in un servizio di tipo assistenziale mi ha fatto capire il limite dell’assenza di partecipazione che invece deve essere lo strumento di ogni azione sociale. Spesso invece la partecipazione è solo formale e ci sono fratture a più livelli che la ostacolano. Nel nostro lavoro, poi, la partecipazione all’interno dell’equipe è qualcosa da curare, è un valore fondante, se è un valore nelle azioni interne all’equipe allora lo è anche quando ti proponi all’esterno. Come operatori ci sentiamo confinati in settori chiusi e frammentati. Il sito è un buon strumento di confronto, un processo di costruzione che porta a sviluppare nuove cose. Come facciamo a costruire uni strumento veramente partecipato? Come passiamo dalle parole alla costruzione concreta? La partecipazione costruisce altrettanta partecipazione. Se “senti” che una cosa è partecipata allora ti viene spontaneo partecipare.

Manuela:
Non basta creare spazi per la partecipazione ma occorre veicolare e curare una cultura della partecipazione. Inoltre occorre far si che l’amministrazione sia costretta o portata a far continuare o a finanziare progetti sulla partecipazione

Marco Imprecario.
Il problema è come uno si sente. Se mi sento un operatore della partecipazione allora mi sento inutile e in balia delle amministrazioni. Ho molta più conoscenza del territorio di quanta ne hanno i politici. Ma il problema è a chi lo dico, se non ho gli strumenti. Dobbiamo sentirci soggetti della partecipazione non veicolatori. Il sito è già uno strumento per mettere insieme immagini e notizie da tutti i territori. Dobbiamo capire che la partecipazione è dialogo tra le differenze e non serve un veicolo ma la convinzione di avere la responsabilità per far riuscire un processo di partecipazione.

Andrea:
Qual’è l’obiettivo della partecipazione? Bisogna valutare quelle esperienze di partecipazione che hanno funzionato e quelle che non hanno funzionato, mettere a confronto quelle che hanno costituito una buona prassi. Vi sono state esperienze che vedevano l’amministrazione cedere quote di potere e altre dove l’esperienza è stata l’essere un tramite tra amministrazione e territorio. Il punto è come gestire le forme della partecipazione, recuperare il senso di quelle forme che hanno funzionato e metterle a confronto, rivendicando i percorsi fatti.

Rino:
Se non diffondiamo cultura della partecipazione rischiamo di essere degli ammortizzatori sociali.

Debora:
La partecipazione reale mette in discussione forme di potere e ricostruisce il senso di comunità. Non deve morire in una azione rivendicativa ma uscire fuori visibilmente. Potremmo decidere una o due forme partecipative su cui muoverci insieme sui nostri rispettivi territori

Marco:
Rivendicare il lavoro professionale svolto e comunicare, per costruire un modello di partecipazione. Definire come trasmettere e comunicare le esperienze di partecipazione come prassi da narrare.

Paolo:
Usare un linguaggio che fa la differenza.

Alessandro:
I politici non vogliono troppa partecipazione perché gli sottrae quote di potere. Come fare? L’esperienza dei CSOA o degli illegal rave sono state anch’esse forme di partecipazione. Il problema è come condividere forme di P. diverse e legarle intorno ad azioni concrete.

Marco:
Iniziare a raccontare i territori sul sito decidendo una forma visto che in questo momento è abbastanza caotico, dare una continuità all’aggiornamento, decidere dei formati uguali per ogni post, formare una redazione di una persona per ogni territorio, dei forum tematici.

Toni:
proponiamo una riunione della redazione a breve termine dove decidiamo formati e aggiornamenti del sito, sistemiamo i forum e le aree territoriali aggiungiamo anche dei gruppi tematici. Tuttavia rimane il tema di legare tra loro esperienze differenti di partecipazione e di lavoro sociale. Intanto sarebbe utile decidere un simbolo e uno slogan tipo: “io lavoro per il quartiere partecipato”, una cosa che contraddistingua chi si ispira al lavoro sociale in funzione della partecipazione. Come sito abbiamo adottato la bandiera irochese perché era una società fondata sull’egualitarismo tra i generi e le persone, una società orizzontale che mi piacerebbe eleggere a simbolo della partecipazione.

Alessandro:
Quali leggi ci sono sulla partecipazione, la 285, la 328, mi piacerebbe anche a questo livello vedere la genesi della partecipazione.

Marco:
Si potrebbe inoltre decidere dei criteri minimi per definirsi un progetto che lavora per la partecipazione, ad esempio una valutazione finale fatta non dal progetto stesso, ne da un valutatore, ma dai cittadini che hanno avuto a che fare col progetto. Una sorta di pagella dei servizi. Inoltre un elenco delle buone pratiche per la partecipazione



Alla ricerca di una definizione possibile di partecipazione

Un tentativo di sintesi

La partecipazione (nel lavoro sociale e di comunità) può essere interpretata come una politica pubblica (progetti o programmi finanziati dalla pubblica amministrazione) o autorganizzata, che punta alla trasformazione e al cambiamento e che per essere efficace deve poter favorire l’interazione sociale, la trasformazione delle relazioni umane e la ricostruzione del tessuto sociale di un territorio, e sviluppando cultura della partecipazione, e utilizzando metodologie di gestione positiva del conflitto, di mediazione sociale, di empowerment territoriale, di educazione alla cittadinanza.

La partecipazione può essere il fine e il mezzo di una azione sociale.

La partecipazione mette in discussione forme di potere e ricostruisce il senso di comunità. E’ la costruzione di una idea diversa di cittadinanza basata sulla centralità della comunità locale. Operare nella comunità mettendola in condizione di agire autonomamente per il cambiamento,significa valorizzare ciò che sul territorio esiste, si esprime ed agisce, riconoscere e sostenere le potenzialità dei cittadini(anche di quelli non attivi) e creare le migliori condizioni per la loro attivazione, facilitando la comunicazione tra le varie componenti del territorio, sostenendo ed accompagnando la comunità nelle forme di azione che essa stessa sceglie.

Partecipazione è condividere un progetto su uno scopo da raggiungere, è incontrarsi intorno ad una idea

Gli "operatori della partecipazione" (operatori e mediatori sociali, tecnici, architetti, insegnanti, cittadini)sono soggetti attivi del processo di partecipazione e non semplici veicolatori o facilitatori. La partecipazione è infatti dialogo tra le differenze dove l'operatore non è separato dal gioco delle relazioni ma è un soggetto responsabile al pari degli altri partecipanti, che usa le proprie competenze per la riuscita del processo di partecipazione.

La partecipazione è ciò che viene realizzato dai cittadini e con i cittadini non qualcosa da rappresentare artificialmente con eventi costruiti appositamente per "mostrare che c’è partecipazione". Non basta creare spazi e occasioni per la partecipazione ma occorre un quotidiano lavoro nel territorio per crare lo sviluppo di una cultura della partecipazione che abbia come base il dialogo sociale, il riconoscimento del valore dell’altro, il rispetto dei diritti umani.

Coloro i quali decidono di aderire alla "Rete per la Partecipazione" stanno ricercando non un modello statico di partecipazione, ma un percorso di continuo scambio ed aggiornamento, di narrazione di ciò che avviene nei territori, di valutazione collettiva delle esperienze in atto, di progettazione comune di ulteriori percorsi progettuali e di buone pratiche.

Rispondi


Un bilancio di fine stagione.
I primo passi della RETE hanno prodotto un anno intenso e pieno di cose.

La rete per la partecipazione prende avvio a partire da operatori e mediatori sociali, cittadini attivi, insegnanti, ecc che si sono incontrati collaborando a vario titolo in progetti di mediazione sociale e\o di educativa territoriale presenti in alcuni quartieri di roma.

La rete nasce dall'esigenza di una rivisitazione in chiave critica e propositiva delle rispettive esperienze, che avevano in comune pratiche orientate alla attivazione delle risorse locali,al protagonismo della cittadinanza, alla ricomposizione del tessuto sociale di molti quartieri.

Nasce così il sito www.partecipazione.ning.com che ha lo scopo di allargare la rete, il dibattito e iniziare a costruire percorsi concreti nei territori. Il sito ha una redazione aperta che si vede periodicamente e ha avviato momenti pubblici di presentazione e di dibattito e alcune iniziative sui territori.

Per definire meglio linguaggi e pratiche, si sono svolti inoltre anche 5 incontri di autoformazione ai quali hanno partecipato in veste di facilitatori, persone attive nel campo della gestione dei conflitti, delle pratiche valutative e nei processi di partecipazione.

In tutte queste occasioni è stato possibile approfondire affinità e differenze, definendo come orizzonte comune l'idea di lavorare, a partire dai rispettivi specifici metodi, alla costruzione di "comunità partecipanti" e del "Quartiere Partecipato", come orizzonte di senso dell'azione progettuale

Da rilevare il prossimo avvio, in due municipi di Roma, progetti costruiti in rete che si pongono espressamente l' obiettivo del "Quartiere Partecipato".

A questo proposito è stato proposto di rivedersi a settembre per iniziare un percorso di monitoraggio collettivo di uno dei vari progetti portati avanti dai componenti della rete. Sarà una occasione per approfondire e ricercare una metodologia comune a partire dallo studio di un caso concreto. Quale progetto utilizzeremo? lo sceglieremo quando ci rivedremo dopo il meritato periodo estivo.

Inoltre vi sono altre due novità.

1) la collaborazione con il sito Spazio Pubblico
dove è stata attivata una pagina della rete per la partecipazione:

2) l'avvio della campagna di solidarietà Salvala Mediazione, che non vuole essere solo un modo per indurre l'amministrazione alla continuazione dell'esperienza dei progetti di mediazione sociale, ma l'avvio della difesa delle risorse destinate alle periferie e che sono sparite nel cambio di amministrazione....dopo salvala mediazione ....salvala periferia?

buona estate a tutti\tutte

Rispondi

Ciao a tutti,

ho chiesto a Toni se pensava di far girare una sorta di resoconto sugli incontri avvenuti sul tema della partecipazione. Qualcosa per chiudere il cerchio, qualcosa da cui poter proseguire.

Toni mi risponde di si, ma anche che ognuno di noi può scrivere qualcosa in merito, e dato che condivido questo, scrivo due righe su una proposta suggerita da Mario (di cui non ricordo il cognome, presente oggi a questo ultimo incontro di seminario sulla Partecipazione), che ritengo molto valida e da provare a sostenere.

Mario ci consigliava di fare un lavoro di laboratorio sulle pratiche e metodi della mediazione: prendendo come punto di lavoro uno dei progetti di mediazione in atto sul quale, in maniera programmata, tutte le equipe di mediazione si confrontassero, dicessero la propria, etc., magari per un' anno.

Lavorare partecipato per noi che della comunità partecipata vorremmo essere promotori e sostenitori e affrontare insieme le sfumature della nostra figura professionale, in un unico momento sperimentale.

Condividere ed elaborare di mediazione e di partecipazione, conoscerci e riconoscerci nel nostro ruolo professionale, anche per non perdere quello che si è fatto e imparato su questi temi negli ultimi anni a Roma.

Formazione ed auto formazione insieme, adottando un caso concreto.

L'ho trovata una idea molto interessante, che credo quindi non vada persa senza che la consideriamo.

Aggiungo che personalmente, e professionalmente, credo molto nell'importanza di un facilitatore della comunicazione all'interno dei gruppi, per cui ritengo opportuna la presenza di questa figura nel laboratorio in questione.

Lia (Mediazione S. Palomba)

Rispondi

RSS

Info su

ImPrecario ImPrecario ha creato questo social network su Ning.

Attività Recenti

partecipazione ha aggiunto un post del blog
Roma - Piazza del Campidoglio - 17 dicembre ore 15.30 Oltre 100 operatori da mesi senza stipendi (l’Agenzia non paga le fatture agli Enti) Oltre 100 operatori disoccupati (l’Agenzia non attua il piano dipendenze 2009) Quale futuro per i servizi d…
10 ore fa
"(....)Un assistente sociale è un operatore che utilizza la relazione di aiuto e di servizio alla persona ma in un'ottica di promozione della partecipazione sociale e della cittadinanza attiva; non fa tutto quello che fa perchè mosso da una motivazi…
19 ore fa
partecipazione ha aggiunto una discussione
Ecco un interessante articolo sull'interpretazione del ruolo di Assistente sociale in chiave di facilitazione della partecipazione e della cittadinanza http://www.assistentisocialisenzafrontiere.it/L'assistente%20sociale%20come%20promotore%20di%20p…
ieri
partecipazione ha aggiunto un post del blog
Carta, Yo Migro! e Strike presentano: Giovedì 17 Dicembre, ore 20 IN BETWEEN nove sguardi sulla scena europea un documentario di A. Diaco, E Teodorani, H. Morango, P. Mota Santos in edicola con Carta dal 23 dicembre http://clandestino.carta.org/2
lunedì

© 2009   Creato da ImPrecario su Ning.   Crea il tuo social network personale

Badge  |  Segnala un problema  |  Privacy  |  Termini del servizio