LETTERA APERTA
AL VARIEGATO MONDO
DEL TERZO SETTORE DI ROMA E DEL LAZIO


Roma 29 Ottobre 2009

Cari Enti del Terzo Settore,
purtroppo ci risiamo. Un grande Ente sottrae la gestione di un Progetto consolidato, finanziato dalla L. 285/97, ad un piccolo Ente. Dov’è la notizia vi chiederete? Infatti qual è il problema?
La formula del Bando Pubblico adottata per l’assegnazione della gestione è un modello consolidato di partecipazione per chi ne ha i titoli e trasparenza nei risultati. Quindi?
Siamo di fronte al comprensibile malumore di un piccolo Ente che dopo sei anni di continuità nella gestione di un progetto, dalla nascita ad oggi, viene scavalcato in graduatoria?
Secondo noi c’è qualcosa di più e proviamo a spiegarlo.
C’è una Legge, la 285/97, che intende valorizzare le realtà dei territori per impostare servizi più vicini alle comunità locali. Ci sono condizioni dove questo è avvenuto. Parliamo del Municipio XI e precisamente del Centro per bambini e genitori, la Ludoteca Municipale LUDOMAGICABU’. C’è un Ufficio di Coordinamento 285 che ha visto realizzato nella pratica il sogno di un progetto innovativo; c’è una comunità di bambini e bambine cresciuto in questo servizio insieme ai genitori (e saranno loro a manifestare il loro punto di vista); c’è una rete territoriale sui servizi educativi strutturata e consolidata proprio intorno allo stimolo proveniente da questo progetto; c’è una rete di scuole che, insieme alla Ludomagicabù, svolgono attività continuativa per tutto l’anno scolastico e nel consolidato evento del Carnevale a Tormarancia; c’è l’arcipelago dell’Associazionismo locale entrato in contatto con il mondo dei servizi; c’è un vociare comune che ha sancito il progetto fiore all’occhiello del Municipio; ci sono circa dieci professionalità capaci di far conoscere la Ludomagicabù anche a livello nazionale, con il riconoscimento di una buona gestione operativa allo studio del Centro Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza.
Crediamo che con i 70.000,00 € annui per la gestione del progetto più di questo non si possa fare!
Eppure al Bando Pubblico si sono presentate in nove strutture. Come mai tanto accanimento nel mondo del Terzo Settore? Non siamo di fronte a un appalto milionario della sanità e neppure ad un Ente estraneo alle relazioni istituzionali. Inoltre negli stessi locali si svolge, in orario antimeridiano, anche un servizio per l’infanzia gestito dallo stesso Ente. Quale convivenza possibile con i futuri “sfrattatori”?
Ci sembra di respirare un’area malsana, nella quale con la mancanza dell’ossigeno economico, garantito dalla Giunta Comunale precedente per alcuni Enti, sono venute a mancare le basi rispettose della concorrenza. Quello che fino ad oggi aveva garantito la differenza tra gli appalti sanitari (sembra ricchi di mafie e di scandali) da quelli sociali non era solo l’aspetto economico. Infatti ciò che qualche tempo fa ha fatto gridare alla mafia di settore l’Assessora competente nel Municipio XI, in quanto un Ente si è rifiutato di fare quello che già veniva gestito da un altro Ente, non è solo virtuosismo etico ma capacità di saper separare le pressioni istituzionali dagli interessi degli Enti e soprattutto di non voler essere complici della logica al massacro competitivo. Non siamo buoni ultimi a osservare tale deriva ed ovviamente non ce ne siamo accorti solo adesso, diciamo che lo vogliamo scrivere poiché questa notizia che abbiamo voluto condividere mette a rischio la nostra continuità operativa come Ente e dopo 12 anni non ci sembra poco. Da questo vorremmo ripartire per generare un dibattito che sappia rimettere al primo posto la collaborazione, il rispetto dell’operato altrui, la trasparenza delle scelte, la separazione tra gli interessi degli Enti e quelli della Politica Istituzionale, la “mission” educativa e sociale.
In questo periodo a Roma è ripreso il dibattito sull’aggiornamento del Piano Regolatore Sociale. Nella prima esperienza eravamo stati tra i promotori del Coordinamento cittadino per il Piano Regolatore Sociale Partecipato; ora le cose sono cambiate e quella proposta seppur attuale non troverà forse promotori. Ogni Ente nelle sue rappresentanze saprà trovare lo spazio per comunicare i propri punti di vista ed anche come Enti della L. 285 abbiamo saputo indirizzare, almeno per ora, la lettura della realtà del mondo minorile e genitoriale. Non solo devianza ma opportunità e risorsa. Nell’immediato futuro non siamo nell’umore giusto per proseguire questo lavoro e ci dispiace che a prenderlo in mano saranno anche quegli Enti che puntano al “massacro concorrenziale”. Potremmo definirli “utili scemi” . Secondo noi, per il prossimo futuro, c’è il rischio di sostituire la collaborazione tra Enti con la concorrenza e ciò può portare all’inserimento di mafie vere ed allora i giochi finiranno non solo per il Terzo Settore ma soprattutto per quelle realtà che fanno dell’obiettivo educativo il proprio stile di lavoro.
Per quanto ci riguarda ci chiudiamo nella nostra tristezza e consapevolezza che non sarà tanto facile andare avanti, poiché abbiamo intenzione di resistere alla chiusura di LUDOMAGICABU’ e dare continuità al progetto, inizialmente in forma solidale e successivamente auspicando un finanziamento pubblico. Al Municipio XI e all’Ente del Terzo Settore che ha vinto la gara d’appalto chiediamo l’apertura di un Tavolo di confronto per trovare una soluzione che non penalizzi l’esperienza di quanto realizzato.

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Risposte a questa discussione

in relazione alla vicenda della ludoteca del municipio 11 (http://partecipazione.ning.com/forum/topics/lettera-aperta-al-terzo) pensavo che le persone perdono il lavoro molto facilmente. i politici poi percepiscono la realtà lavorativa di noi operatori sociali come fossimo polvere al vento, carne nell'hamburger, anzi non ci percepiscono nemmeno come lavoratori (e infatti siamo pagati 2 lire, loro invece...). anzi possono permettersi di cancellare un progetto facendo finta di niente, come se quelli non fossero posti di lavoro, vite di persone. vorrei tanto una risposta diersa da quella classica: "beh hanno perso una gara d'appalto". che ne dicono in municipio undicesimo?

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Risposta lettera aperta di Dina Giuseppetti Coop. Diversamente: Bisogna pur campare.

Non tanto come responsabile di settore, ma come semplice operatrice che non aveva nessuna intenzione di entrare in questa discussione, sento la necessità di questo "rispondi a tutti" solamente xché l'espressione "utili scemi" (che immagino riprenda gli "utili idioti" di Lenin e Togliatti) mi ha fatto tremare. Anche il "ma che vuol dire?" della risposta mi ha fatto lo stesso effetto e ora sto così, tremando al pensiero che una cosa può essere corretta e scorretta allo stesso tempo, ma il sistema in cui si muove è scorretto di sicuro.

Gli utili idioti sono quelli che, più o meno consapevolmente, fanno spensieratamente il gioco del potere credendo di averne un vantaggio personale.
Cercando di accaparrarsi quel poco che c'è (senza discutere le regole con cui le briciole vengono date), gli utili idioti oliano il meccanismo che genera il problema.
Di solito lo fanno con leggerezza e spontaneità.

Non so se in questa vicenda ci siano utili idioti, ma credo che questi siano gli ultimi anni di lavoro per tutte le nostre strutture se non cerchiamo di cambiare il sistema delle regole anziché prenderci quel che si può.
Credo che tutti abbiano diritto a partecipare a tutto, tuttavia servizi come le ludoteche e i cag necessitano e si costruiscono sulla territorialità di anni, intesa come intreccio di relazioni, conoscenza e presenza sul territorio, sangue e fatica buttati per divenire punto di riferimento di "quartiere" e di comunità.
Inoltre lavorare per anni con un'Amministrazione significa spesso lottare, creare problemi, pretendere correttezza e i nuovi arrivati, spesso più manleabili, sono meno scomodi e interrompono questo lavoro, con ciò che ne consegue.
Quindi è possibile decidere che, pur se il sistema dei bandi è quel che è, esistono servizi che hanno nella continuità della struttura proponente una più alta possibilità di qualità.
Quindi, benché tutto sia ufficialmente corretto, c'è un lato di umanità e anche di rivendicazione di "storia" e "percorso", che non si può liquidare come se non esistesse, o non fosse poi così sostanziale.

Si può dire "così è il gioco", certo, e questo è vero. Oppure si può cercare di cambiare il gioco.. "per non essere utili idioti".

Vorrei specificare che non conosco bene il modus operandi dell'Arciragazzi (e l'unica cosa che ovviamente mi colpisce è la differenza di potere e grandezza tra i concorrenti) e che nutro grandissima stima x la Coop. Oltre x quel poco che l'ho conosciuta. Non so nemmeno se queste due strutture avessero anch'esse, con altri servizi, una territorialità consolidata al Municipio XI. Quindi non entro nel merito del caso specifico con sufficiente cognizione di causa. Entro nel merito di un discorso più generale.

Dina Giuseppetti
Coop. Diversamente

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ALCUNE BUONE RAGIONI PER SOSTENERE IL PROGETTO LUDOMAGICABU’


Premessa
Ludomagicabù ha sei anni, vive nel quartiere di Tormarancia, nel Municipio XI: è stata la concretezza di un modello di servizio educativo costruito su un bando pubblico finanziato con i fondi della L. 285/97. Ha raccolto circa 1.300 iscrizioni offrendo un servizio di sostegno genitoriale (psicologico ed educativo) con incontri individuali, di coppia, attività di gruppo e una originale ludoteca basata sul gioco libero e semi strutturato. Ludomagicabù nasce il 20 maggio 2003 e sino alla chiusura del 15 giugno 2009 coinvolge professionalmente una Psicologa, quattro Educatrici, tre Tecnici di laboratorio, una Coordinatrice, un Responsabile oltre alla consulenza esterna di un Supervisore.
Oggi la gestione del finanziamento passerà ad un’altra Associazione aggiudicataria del bando pubblico voluto dall’Assessore competente.
Con il presente documento, vogliamo esporre le nostre ragioni per non chiudere un’esperienza e per far riflettere.

La Legislazione Educativa
Prima la L. 285/97 ha segnato la strada e poi la 328/00 ha consolidato la progettazione educativa non calata dall’alto ma legata alle esigenze locali e al contributo delle numerose competenze che lavorano a diverso titolo in questo settore. Con la L. 285/97 per la prima volta non si tratta di esternalizzazione e privatizzazione di servizi pubblici bensì di valore aggiunto, di progetti innovativi, di valorizzazione delle piccole realtà locali. Siamo di fronte ad una rivoluzione dalle grandi aspettative. A dieci anni e più di distanza le grandi aspettative sono sfumate e la realtà è più brutale di quanto si possa immaginare. In pochi sanno come avviene l’aggiornamento dei servizi educativi nei singoli quartieri e chiunque si sente in diritto di presentare progetti su qualsiasi bando pubblico.

Dalla parte della gestione pubblica
Sappiamo quanto sia crudele l’economia di mercato e come riesce a trasformare in affari anche i servizi essenziali. Il fatto di scegliere di stare nella gestione dei fondi pubblici significa voler indirizzare il bene comune verso i servizi e le opportunità, costruire posti di lavoro stabili, combattere la precarietà e rendere valevoli i servizi pubblici e gratuiti. Non esiste proprietà privata in un servizio pubblico in quanto lo stesso non è di nessuno. Non è dell’Amministrazione Politica che solo per un mandato temporaneo è chiamata a finanziarlo, non di chi lo gestisce, non di chi lo progetta, se proprio c’è un proprietario è chi lo utilizza e con la sua partecipazione ne decide la validità.

L’uso di un locale pubblico
Poter utilizzare un locale pubblico gratuitamente non serve ad aumentare gli incassi di chi lo gestisce bensì a rimettere questo valore nella gestione operativa. Nello specifico nel locale di Via dei Lincei 93 la mattina gestiamo in convenzione uno Spazio Be.Bi. e non pagando un affitto possiamo offrire un rapporto Educatrice-Bambino/a di uno a quattro invece che di uno a otto come prevede la convenzione. Meglio ancora degli asili nidi pubblici che prevedono un rapporto di uno a sei. Con una evidente ricaduta positiva nella qualità del servizio e con l’aumento di posti di lavoro.

La Partecipazione
La partecipazione in questo settore si può esprimere a più livelli. Il livello di coinvolgimento locale consente di poter acquisire competenze e rendere i progetti più aderenti alle specifiche esigenze. Quello che siamo riusciti a fare in questi anni nel Municipio XI è di coinvolgere i genitori a progettare il Servizio per rispondere in forma più incisiva alle esigenze manifestate. Anche le individualità professionali impegnate nella realizzazione sono state messe in condizione di contribuire con le loro competenze per far si che il progetto non sia frutto di una mente astratta.

La Progettazione Partecipata
Per tale ragione il progetto è frutto di un’esperienza diretta capace di calibrare al meglio le risorse economiche a disposizione e valorizzare le impressioni ricevute in anni di attività. Per noi la progettazione partecipata non è solo un punteggio da acquisire nell’analisi della valutazione ma una pratica di gestione che se da un lato comporta tempo ed energie dall’altro condiziona in positivo l’espressione progettuale e impedisce voli pindarici e opzioni apparentemente valide in fase progettuale ma impraticabili in fase di realizzazione.

Il ruolo educativo
Il ruolo educativo di un Ente No profit non sta nelle dichiarazioni d’intenti ma nei comportamenti che assume, nella coerenza tra le analisi progettuali e la gestione operativa. Lo scollamento tra la realizzazione e la progettazione è spesso un esercizio che nel tempo riesce a trovare un punto di equilibrio. Per questo un tempo minimo di realizzazione è necessario per poterne verificare gli effetti che si generano e quando questi si verificano è saggio saperli valorizzare.

Il Bando Pubblico come gara
In un bando pubblico la definizione dei punteggi è già un’indicazione di indirizzo politico. Ci sono dei bandi pubblici di impossibile partecipazione per chi viene dall’esterno ed altri così aperti che sono un invito a farsi avanti. In alcuni casi la stessa politica istituzionale si fa promotrice del cambiamento ed invita Enti a candidarsi a presentare proposte progettuali. In questo ultimo caso quanto avviene nella precedente gestione non è importante perché la politica non guarda gli interessi del territorio ma quelli della gestione. Nel caso specifico bisogna ricordare che Ludomagicabù è stata segnalata a livello nazionale con il riconoscimento di una buona gestione operativa allo studio del Centro Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Il Bando Pubblico come aggiornamento del progetto
Non sempre per un progetto d’annata è indispensabile un bando pubblico, in quanto se risponde alle esigenze del territorio si può trasformare in servizio e acquisire continuità. Quando questo non avviene quasi sempre nasconde o una timidezza della politica o un’incapacità della stessa a trovare un accordo interno. In caso di bando ci piace utilizzare questo come un’opportunità per aggiornare il progetto e fermarsi a riflettere per il suo ulteriore miglioramento. In molti casi si tende a valorizzare l’esperienza pregressa, la territorialità delle strutture proponenti, la capacità di fare rete, la sostenibilità dimostrata nella gestione operativa. Questo per dire che capita, al rinnovo dei progetti al bando pubblico, veder partecipare solo chi lo sta gestendo diventando non una gara ma un vero e proprio aggiornamento.

Prosecuzione delle professionalità impegnate
Nei progetti educativi avviati ci sono delle professionalità impegnate nella loro realizzazione che non possono essere recuperate in caso di cambio di gestione operativa, lasciando un vuoto professionale, di esperienza e lavorativo. Infatti, essendo il progetto legato ai profili professionali indicati nella fase della progettazione, non può essere imposta la continuità lavorativa come prevede anche il contratto nazionale di categoria. In tal modo si perdono competenze professionali locali, che vivono e sono cresciute professionalmente nel territorio dove si svolge il Servizio e costrette ad emigrare in altri Municipi dove rischia di avvenire la stessa dinamica.

La valutazione
Chiunque lavori nel settore sa bene che lo stesso progetto può essere realizzato in tanti modi. Pur ottenendo apparentemente i stessi livelli di risultato è possibile esprimere in tempo ed energia differente l’impegno quotidiano. Nessun esperto potrà mai valutare un sorriso o una mano data al momento giusto. Quando però un progetto non funziona non si può tollerare che esso prosegua. Secondo noi, solo esperti esterni e con una visione complessa dell’impegno educativo, soprattutto non implicati in nessun modo nella gestione operativa o in interessi politici, possono essere chiamati a fare una valutazione e decidere la sostituzione dell’Ente Gestore.
Auspichiamo e ci battiamo da anni per far si che ciò avvenga, poiché solo chi non è sicuro del proprio operato teme la valutazione giudicante.

L’espressione di chi utilizza il progetto
Non è casuale che nel tempo si manifesti un interesse diretto da parte della popolazione locale. Quando il progetto funziona ci si affeziona non solo alle persone ma anche alle attività, alla struttura. Il tutto diventa un riferimento sincero e concreto. Non è assolutamente strano che ci sia la volontà di manifestare il disappunto per la sostituzione del personale impegnato, per il cambiamento delle attività, per la modifica dell’organizzazione. Anzi è un ulteriore elemento di valutazione del progetto.

La sostenibilità economica la sostenibilità sociale
E’ evidente che un progetto è frutto di un investimento economico. Laddove con i fondi a disposizione (se gestiti con adeguata capacità) si fanno più cose di quelle possibili, o si sfrutta chi lavora o siamo di fronte ad un progetto sociale. Nel primo caso, saranno i lavoratori ad imporsi. Nel secondo caso, a cui facciamo riferimento, il valore aggiunto non è misurabile in termini economici ma solo per gli effetti sociali che produce. Su questi sarebbe interessante interpellare gli utilizzatori del servizio per capire il “valore aggiunto” che sono stati capaci di percepire o raccogliere.

La Rete Locale
Nel Municipio XI è di casa una grande comunità locale affiatata e attiva, capace di esprimersi a diversi livelli complementari. In questo territorio la partecipazione alle politiche pubbliche ha raggiunto punte di avanguardia studiate a livello nazionale ed internazionale. Ludomagicabù è un nodo di questa rete. Infatti nel progetto è previsto un chiaro partenariato con 22 lettere di collaborazione tra Servizi, Associazioni, Scuole, realtà del territorio. Inoltre nessun Ente a carattere educativo del Municipio ha partecipato al Bando Pubblico, conoscendone nel dettaglio l’azione educativa.

La Rete Cittadina L. 285/97
A livello cittadino il coordinamento 285 non è mai riuscito a finalizzare un confronto sul tema della continuità dei progetti. Oggi si trova spiazzato tra chi sostiene la legittimità di chiunque a partecipare alle gare pubbliche e chi sostiene la sensibilità di non partecipare nei luoghi dove si sviluppano esperienze ritenute valide. E’ un dibattito aperto. E’ chiaro però che chi accetta la prima logica deve mettere in conto di potersi ritrovare a essere sostituito pur avendo costruito un buon servizio. Gli Enti virtuosi si potrebbero riconoscere, in alternativa, in un codice etico non allo scopo di fare un “cartello” ma di valorizzare le esperienze educative. Forse in questa fase la rappresentanza del coordinamento va rimessa in discussione per dar modo al dibattito di esprimersi liberamente.

Conclusioni
Partecipando a qualsiasi bando pubblico c’è il rischio di mettere in difficoltà non solo le piccole realtà ma anche una rete locale, una comunità educante, un’amministrazione, gli uffici competenti e non ultimi chi di questo progetto ha lavorato e usufruito. Il bando in questione non era un nuovo servizio dove c’è chi lo acquisisce e chi perde. Il bando pubblico era in continuità con un vissuto costruito da operatori sociali capaci di mantenere il servizio anche dopo mesi senza stipendio per i ritardi cittadini. Operatori Sociali che dal nulla sono stati capaci di costruire un buon servizio e a cui non potranno dare continuità. Cosa bisogna fare per mantenersi un lavoro se non lavorare bene?
Per tutte queste ragioni vogliamo richiedere al Municipio XI l’assegnazione della sede dove si svolge il progetto, in Via dei Lincei 93, e soprattutto aprire una riflessione ampia nel mondo dell’Associazionismo, dell’attivismo sociale, del terzo settore cittadino.
Ci auguriamo che anche la politica sia in grado di coglierne degli spunti e farne una riflessione utile. Infine ci auguriamo che tale esperienza possa aiutare altri ad evitare l’errore di presentarsi a qualsiasi gara valutando gli effetti non solo economici della propria struttura.

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