Makiguchi sì, Makiguchi no. Il pedagogo giapponese, Tsunesaburo Makiguchi appunto, che nei primi anni del novecento rinnovò il sistema educativo, all’epoca molto restrittivo, del suo Paese. Ormai in Italia, perlomeno tra gli insegnanti, lo conoscono tutti. Diventerà di sicuro un simbolo. Perché?
Perché a lui avrebbe dovuto portare il suo nome una scuola elementare di Roma, al centro del quartiere di Tor Pignattara, sostituendo l’attuale intitolazione a Carlo Pisacane, eroe del Risorgimento italiano. Lo aveva annunciato nei giorni scorsi la dirigente scolastica, Nunzia Marciano, pedagoga e autrice di libri sull’educazione infantile, che però oggi ci ha ripensato, senza attendere il parere di rito dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio: “Si è creata una distorsione mediatica sulle scelte decise democraticamente dagli organi collegiali del nostro istituto per questo abbiamo deciso che sospenderemo il processo attivato per il cambio di nome”.
La scuola che dirige, infatti, conta oltre l’85% di iscritti di origine straniera e due anni fa era finita al centro dell’attenzione dei media perché nel presepio le statuine delle donne indossavano il velo, in nome della globalizzazione e del rispetto delle religioni. Sempre in nome della multiculturalità, alla Pisacane ne hanno pensata un’altra: nelle scorse settimane è stata avanzata dal Consiglio di istituto la richiesta di sostituire il nome di Carlo Pisacane con quello del pedagogo giapponese. E le polemiche non sono mancate. “Inaccettabile che una scuola italiana cancelli un simbolo così importante del nostro Risorgimento. Il Ministero si opporrà con tutti gli strumenti che la legge gli riconosce per evitare che la scuola modifichi il nome”, ha dichiarato il ministro dell’istruzione, Maria Stella Gelmini (Pdl). Si è aggiunto al coro il sindaco di Roma, Gianni Alemanno (Pdl): “Mi attiverò anch’io presso le istituzioni competenti per chiedere che il cambiamento non venga autorizzato”. E c’è pure chi, nella bagarre, ha parlato di “razzismo anti-italiano”, come il Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni (Pdl).

In aiuto della preside era sceso in campo l’ex ministro dell’Istruzione dell’ultimo governo Prodi, Giuseppe Fioroni (Pd). “L’integrazione non si fa dimenticando il Risorgimento, ma nemmeno riducendo le scuole al collasso. Resta poi qualche altro interrogativo: che fare delle scuole che si chiamano Montessori in America e nel mondo? E delle steineriane in Italia, tra l’altro molto apprezzate anche dal premier visto che le ha scelte per i propri figli?”.
Ma accanto alla questione del nome, assai cara ai politici, rimangono le proteste dei genitori italiani che dalla Pisacane vogliono ritirare i loro figli. L’integrazione, al di là delle etichette, ha davvero funzionato in quella scuola? Secondo il Comitato delle mamme si va verso il fallimento. “Vogliamo capire il motivo per cui la scuola abbia fatto finta di non capire il problema oggettivo portato alla luce dalle mamme sull’equa distribuzione degli alunni e continui ad affermare che una classe con 20 bambini stranieri e un solo italiano rientri nella normalità e sia garanzia di scambio di culture e fonte di arricchimento”, scrivevano in una lettera due settimane fa. Il rischio è che il prossimo anno restino solo i bambini immigrati o le classi monoetniche.

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E nessuno si chiede di fosse Makiguchi

Di simonetta Salacone
Il Collegio dei docenti e il Consiglio di Circolo della scuola “Carlo Pisacane” (VI Municipio di Roma) hanno deliberato all’unanimità la proposta, già inviata all’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio, di cambiare nome alla Scuola: chiedono di intitolarla a Makiguchi, noto pedagogista giapponese.

Makiguchi, maestro e poi direttore didattico, elaborò una pedagogia nonviolenta, che mise al centro dei percorsi di istruzione i temi dello sviluppo sostenibile e dell’educazione ai valori universali di umanità e solidarietà.

Morì in carcere per gli stenti, durante la seconda guerra mondiale, per aver rifiutato l’adesione allo shintoismo, in quegli anni veicolo di un efferato bellicismo, che portò l’impero Giapponese ad allearsi con l’Asse nazifascista e produsse morti e rovine nei Paesi dell’area del Pacifico.

La sua pedagogia si diffuse in tutto il mondo attraverso i suoi discepoli.

Una mostra itinerante, dal titolo “Semi del cambiamento” sta girando per tutto il mondo e il video sullo sviluppo sostenibile, prodotto all’interno dei materiali della mostra stessa, è stato premiato lo scorso anno dall’ONU.

Le opere di Makiguchi sono state pubblicate negli anni ‘80 nella collana pedagogica della Nuova Italia.

Lo scorso anno le scuole del Municipio VI , su sollecitazione di alcuni docenti del Liceo “Benedetto da Norcia”, dell’istituto Professionale “Piaget” e della stessa scuola ” Pisacane”, con il patrocinio del Municipio VI, hanno ospitato la mostra, a cui si sono aggiunti lavori di molte classi di diverse scuole di Roma Est .

La mostra è stata anche oggetto di interesse per esperti di scuola di tutta Europa, ospitati per un progetto ARION a Roma nello stesso periodo.

La scuola “Pisacane” è stata al centro nei precedenti anni scolastici di una ingiusta nonché sterile polemica per la presenza, peraltro gestita benissimo dalle insegnanti, di un’alta percentuale di alunni stranieri nelle classi, dovuta alle caratteristiche del territorio, dove ormai abita in maggioranza popolazione migrante e dove la popolazione italiana invecchia.

Leggo il cambio del nome come una proposta che mira a voltare pagina, a superare la conflittualità e a guardare al futuro con occhi di pace.

Il nome “Pisacane”, peraltro splendido, perché appartenente ad un eroe risorgimentale formatosi alle idee del socialismo utopico, a cui facevano riferimento molti aderenti alla carboneria , resterebbe alla scuola dell’infanzia comunale, ospitata nello stesso edificio della scuola primaria.

Pensare, come è stato detto da alcuni genitori e come è stato enfatizzato dai mezzi di comunicazione che tale proposta rappresenti una sfida e un’offesa (a chi, poi? all’”italianità” della scuola, agli abitanti che vedono messa in crisi la loro identità nazionale?al quartiere che si sente “assediato” dai cittadini migranti?) denota ignoranza e provincialismo.

Sarebbe come dire che non si possono intitolare scuole a Kant o a Steiner o a Einstein perché tedeschi, a Pestalozzi perché svizzero., o a Gandhi perché indiano.

Ma dove stiamo andando?

Ma a quale miseria culturale stiamo arrivando?

Un’agenzia ANSA comunica addirittura che l’Assessore Marsilio avrebbe richiesto la rimozione della Dirigente scolastica.

Esprimo tutta la mia solidarietà al Collegio, al Consiglio e alla dirigente del IV Circolo didattico e mi auguro che altre voci di persone di scuola, pedagogisti, intellettuali vorranno aggiungersi alla mia.

Simonetta SALACONE - Dirigente scolastica della scuola “Iqbal Masih” e candidata Sinistra e Libertà per l’Europarlamento

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