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Editore: Punto di Fuga editore Autore: Maria Ferrara
Collana: Interazioni
Categoria: saggistica / universitario
Pagine: 170
Prezzo: 17,00

La mediazione sociale vede nella pluralizzazione e nell’individualizzazione della società post-moderna e nella crescente inadeguatezza dei tradizionali sistemi di regolazione sociale il motivo più caratteristico della propria diffusione. Libertà, autodeterminazione, prossimità, rivalutazione, riappropriazione e non soppressione del conflitto rappresentano le parole chiave della teoria della mediazione. Ma nel suo divenire pratica, la mediazione svela la propria fragilità e tutti i rischi che possono portarla a trasformarsi in strumento di controllo o di mera pacificazione sociale. Attraverso un’attenta analisi dei presupposti teorici della mediazione e delle concrete applicazioni che, negli anni, ha trovato in Italia, il presente volume intende evidenziare i punti nodali in cui il rischio della degenerazione della pratica mediatoria in strumento di controllo appare più urgente. Ben lungi dal proporre soluzioni, tale lavoro di ricerca vuole, semplicemente, rappresentare uno sguardo alternativo sulle pratiche mediatorie. Uno sguardo che, dando per certe le
potenzialità dell’intervento, riesca anche a renderne palesi debolezze e fragilità.

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WU MING; MANITUANA I Signori della Confederazione... saranno sempre consiglieri del popolo. La loro pelle sarà spessa sette spanne, ovvero saranno impenetrabili alla collera, all'agire offensivo e alle reprimende. I loro cuori saranno pieni di pace e buona volontà, e le loro menti protese verso il bene delle genti della Confederazione. Con infinita pazienza compiranno il loro dovere e la loro fermezza sarà temperata dall'affetto verso il popolo. Né l'ira né il furore troveranno alloggio nelle loro menti e le loro parole e azioni saranno dettate da calma deliberazione."
(24esimo Articolo della Costituzione Irochese, o Grande Legge di Pace, agosto 1142 d.C.)


1775. In Massachusetts la tensione tra impero britannico e colonie del Nordamerica diventa guerra aperta. Nella colonia di New York le Sei Nazioni - o "Confederazione della Grande Pace" - devono scegliere se combattere, e con chi. Nella valle del fiume Mohawk vive un mondo meticcio. E' una grande comunità di indiani, irlandesi e scozzesi, fondata da Sir William Johnson, Sovrintendente agli Affari Indiani nominato da re Giorgio. I rumori della guerra arrivano da Boston e si fanno più vicini, antichi legami si rompono, la terra che Sir William chiamava "Irochirlanda" diviene teatro di odio e rancori. Il capo di guerra Joseph Brant Thayendanega dovrà scegliere e partire, condurre il suo popolo lontano, spingersi oltre il mondo che ha sempre conosciuto.

Dagli autori di Q e 54, un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio di molti mondi possibili.

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Che c'entra Manituana con la partecipazione. Il libro è interessante, non solo perchè svela uno dei tanti risvolti della storia sconosciuti ai più - molte tribù Irochesi temevano di più i rivoluzionari e democratici seguaci di Washington che l'impero britannico, le comunità di frontiera erano ibride e meticce, molti bianchi cacciavano e combattevano e vivevano secondo gli usi Irochesi così come molti indiani vivevano in case all'europea, commerciavano e si arricchivano - ma perchè ci stimola ad approfondire la conoscenza di una società, quella irochese, fondata sulla partecipazione e la democrazia diretta. Non erano una tribù indiana ma una lega di più tribù, una specie di confederazione indiana formata da un concilio federale, creato nel rispetto dell' autonomia locale. Sia Ben Franklin sia Thomas Jefferson adottarono parti della costituzione irochese per sviluppare la costituzione degli USA. La terra apparteneva alla comunità, come pure il sopravanzo dei prodotti che era diviso con i vicini bisognosi e le capanne appartenevano alla famiglia della linea materna. Periodicamente la Lega teneva un consiglio delle tribù, costituito da cinquanta capi. Il consiglio non decideva a maggioranza, ma doveva discutere e mediare finché non si raggiungesse l’unanimità. Successivamente le decisioni prese dovevano ottenere il consenso della popolazione. Sebbene la Lega avesse un governo composto esclusivamente da uomini, ciascun membro di quel governo era responsabile delle sue azioni verso le donne della propria famiglia. I delegati potevano essere espulsi dalle donne del clan, se la loro condotta non era apprezzata. Il sachem di ogni tribù era membro del consiglio della nazione a cui apparteneva (es. se era sachem di una tribù Seneca era membro del consiglio nazionale dei Seneca), inoltre egli era membro del consiglio federale della confederazione Irochese, essi in consiglio decidevano le cose importanti come le alleanze, le eventuali guerre, o spostamenti di territorio, ogni tribù naturalmente eleggeva il proprio capo di guerra e questi formava con gli altri il consiglio di guerra col capo federale. Il capo di guerra poteva dare ordini solo durante le spedizioni di guerra e, finita l'emergenza, perdeva automaticamente l'incarico. La confederazione era una specie di O.N.U. con la licenza di combattere, tre principi guidavano questa unione: Salute e benessere del corpo e della mente di ogni membro. Pace fra i singoli membri e le nazioni dell'unione. Rispetto e giustizia per ogni membro maschio o femmina. Per mantenere questo stato di cose ogni tribù interveniva in aiuto di altri della lega sia in caso di pericolo che provvedendo cibo e cure durante le malattie e le carestie.
Per saperne di più
www.manituana.com
it.wikipedia.org/wiki/Irochesi

BANDIERA DELLA CONFEDERAZIONE IROCHESE

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Quattromilacinquecento le donne che hanno denunciato aggressioni, stupri, molestie e maltrattamenti. Centododici quelle che sono rimaste uccise. È la cronaca di un anno, ma niente più che la punta di un iceberg. Il numero reale delle vittime è agghiacciante: un milione e centocinquantamila donne maltrattate, picchiate, violentate o uccise. Tredici autrici stilano una impressionante cronologia dell’orrore, per raccontare una guerra che si fa ogni giorno più cruenta.

«Abbiamo raccolto, in ordine cronologico, circa trecento casi di violenza inflitta a donne da mano maschile, avvenuti in Italia nel corso del 2006. Ma per ogni stupro o aggressione denunciati, per ogni omicidio scoperto, quante violenze rimangono coperte dal silenzio? Il non detto e il buio sono condizioni che non permettono quantificazioni aritmetiche certe. È una mattanza sottotraccia, che chiede di essere esaminata nel suo complesso. Appunto ciò che vuol fare questo libro. Perché leggere un elenco di casi, nella sua successione lunga un anno, rende il fenomeno visibile e non più ignorabile. Su quindici di loro abbiamo puntato lo zoom».

Le autrici del volume fanno parte dell’associazione Controparola

Indice
Introduzione - Ringraziamenti – 1. Gennaio – 2. E la Chiesa non sa di Dacia Maraini : Febbraio – 3. Dieci anni di una inutile fuga di Lia Levi: Marzo – 4. Due contro una di Paola Gaglianone: Aprile – 5. Ricchi, colti e... cattivi di Claudia Galimberti: Maggio – 6. I vent’anni di Jennifer di Elena Gianini Belotti:Giugno – 7. La peggio gioventù: la violenza è in rete di Cristiana di San Marzano: Luglio – 8. Hina, il peso della disobbedienza di Elena Doni: Agosto - 9. La doppia colpa di Paola di Maria Serena Palieri: Settembre - 10. La persecuzione di Chiara Valentini: Ottobre - 11. La valigia di Simona Tagliaventi: Novembre - 12. Scene da un matrimonio: separati in casa di Mirella Serri: Dicembre - 13. La ragazza dell’Est di Francesca Sancin - 14. Un Natale d’onore di Marina Addis Saba - Le autrici

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Amministrare con i cittadini, viaggio tra le esperienze
(Da http://www.comunicatoripubblici.it/index.html?id=165&n_art=3860)

Aprire un forum sul sito e ascoltare qualche comitato per proclamarsi amministrazione aperta all'ascolto del cittadino è fin troppo semplice. Cosa distingue invece un ente pubblico che fa auto-promozione da una amministrazione che desidera invece avviare esperienze di partecipazione serie e meditate in cui il coinvolgimento dei cittadini non sia puramente rituale, ma concreto? Dagli incontri pubblici ai portali di e-democracy, dall'urbanistica partecipata alle nuove politiche sanitarie: gli ambiti tematici nei quali coinvolgere i cittadini possono essere diversi, tantissimi, e si avvalgono di metodi di varia natura.



Un ricognizione generale su quanto si sta muovendo in Italia su questo terreno è fornita dall'ultimo manuale di CantieriPA, "Amministrare con i cittadini. Viaggio tra le pratiche di partecipazione in Italia" (Rubbettino), che traccia un bilancio critico, necessariamente provvisorio, delle esperienze di partecipazione avviate in Italia, raccogliendo e analizzando dettagliatamente diciotto casi di studio esemplari.


Non c'è pretesa da parte degli autori di costituire un campione statisticamente rappresentativo della pratiche partecipative: troppo arduo sarebbe censire tutto l'universo delle PA italiane. Quelle scelte sono indubbiamente ottime pratiche ma non è detto siano le migliori, tanto meno le uniche. Magari sono le più recenti, quelle concluse con dei risultati significativi.


"In realtà il nostro obiettivo - si legge nell'introduzione di Luigi Bobbio - non è quello di segnalare buoni esempi, ma quello di indagare sui meccanismi e le modalità della partecipazione: che cosa si fa, come, con chi; di esplorare somiglianze e differenze; di mettere in luce i metodi adottati e di valutarne i punti di forza e i punti di debolezza".


Ne esce una cassetta degli attrezzi, un'analisi critica che permette di fare qualche passo avanti nella conoscenza delle pratiche partecipative che funzionano e dà nello stesso tempo alle pubbliche amministrazioni la possibilità di 'copiare' altre esperienze, in un terreno di scambi e fertilizzazioni reciproche.

La ricchezza di questo serbatoio è data anche, come si diceva, dai numerosi ambiti toccati. Si sa che le pratiche di partecipazione sono nate soprattutto attorno agli interventi di riqualificazione urbana, ma nel libro si parla anche di altro. Due casi riguardano le politiche sanitarie (Imola e Regione Lazio), due casi si riferiscono alla scelte di bilancio di un comune (Pieve Emanuele) e di una regione (la Regione Lazio). Altre esperienze riguardano l'impostazione di progetti integrati per lo sviluppo locale (Regione Sardegna), la definizione di misure contro l'inquinamento da traffico urbano (Vercelli), la formulazione del capitolato per le mense scolastiche di un comune (Terni), la creazione di un marchio di qualità per un piccolo comune di grande importanza culturale e turistica (San Gimignano), lo sviluppo di stili di vita e di consumo sostenibili (Venezia), le proposte per la programmazione europea di una regione (Puglia) e, infine, l'elaborazione di una legge regionale (Toscana).



Tutto questo per dimostrare che amministrare con i cittadini si può. Che per i governanti la partecipazione è una risorsa, un valore aggiunto e non una perdita di tempo o un avventato esporsi alla peggiori critiche, come tanti amministratori continuano a vederla.



Il volume, risultato delle attività dell'Osservatorio sulla modernizzazione, è stato realizzato dal Dipartimento di Studi Politici dell'Università di Torino. La stesura del testo è stata curata da Luigi Bobbio, con la collaborazione di Miriam Baro, Matteo Bassoli, Laura Cataldi, Rodolfo Lewanski, Andrea Pillon, Serenella Paci, Paola Pellegrino, Gianfranco Pomatto e Stefania Ravazzi. È disponibile in pdf sul sito di CantieriPA.

Giorgia Iazzetta

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Daisaku Ikeda, maestro di dialogo

Prisca Giaiero


Nella sua incessante e intensissima attività, Daisaku Ikeda ha offerto una molteplicità di esempi di dialogo. Al centro del suo pensiero c'è l'idea che la trasformazione profonda della persona sia la chiave per la pace, per il benessere di tutti gli esseri viventi e per un armonioso rapporto con la natura. Senza questa "rivoluzione umana" le riforme sociali e strutturali non riuscirebbero da sole a produrre effetti duraturi. Le sue azioni nascono dalla fede nella capacità delle persone di costruire legami di amicizia e fiducia attraverso culture e tradizioni.

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Cellamare FARE CITTA'
Pratiche urbane e storie di luoghi


L'intimità della «piazzetta» e l'invasione dei tavolini, gli sfratti e le occupazioni, il campetto di calcio e le feste extracomunitarie, la bottega di Lucio e il dilagare dei bed & breakfast… C'è conflitto, nel centro storico di Roma, conflitto materiale ma anche politico e simbolico. Il rione Monti, l'antica Suburra ancora orgogliosa della sua autonomia, è soggetto da anni alla duplice pressione di una crescente presenza turistica e di una progressiva trasformazione in zona abitativa trendy. Non senza conflitti tra «vecchi abitanti» e nuovi «utenti», tra chi vive il quartiere e chi lo usa, tra difesa del senso dei luoghi e valorizzazione immobiliare.
Fare città, nato da una ricerca sul campo durata cinque anni, propone un approccio innovativo alla progettazione urbanistica a partire dai vissuti degli abitanti e dalla loro quotidianità. Un approccio narrativo che valorizza le storie di vita e le storie dei luoghi, gli immaginari e i valori simbolici, la costruzione di senso collettiva, per riannodare il rapporto tra città di pietra e città vivente e ripensare le politiche urbane.

Carlo Cellamare, docente di urbanistica presso "La Sapienza" di Roma, si occupa di progettazione urbana e territoriale, intersecando l'urbanistica con l'antropologia e la sociologia.

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Ricominciamo dalle periferie. Perché la sinistra ha perso Roma
Prezzo: € 14.00

Questo libro a più voci affronta quei passaggi e quelle trasformazioni che hanno visto formarsi nella cintura periferica delle grandi città, e di Roma in particolare, mentalità, comportamenti e linguaggi estranei alla idea di socialità cui si è ispirata tradizionalmente la cultura della sinistra. Quali sono i soggetti che popolano i grandi quartieri della periferia romana? Come si rappresentano e quale legame intrattengono con il territorio? In che modo sfuggono ai modelli consueti di governabilità e quali forme di conflittualità mettono in campo? Dialogando con sociologi e intellettuali attenti alla realtà romana (Alberto Abruzzese, Guido Caldiron, Roberto De Angelis, Franco Ferrarotti, Maria Immacolata Macioti, Francesco Macarone Palmieri, Welter Siti) il volume propone alcune risposte a queste domande, e mette a tema la vera e propria rivoluzione antropologica che ha visto la metropoli e le sue periferie funzionare come un grande laboratorio di trasformazioni sociali, che la politica non è stata capace di comprendere né di interpretare.

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Il contagio.

Un angolo di borgata, una casa popolare, tre piani di cemento a vista e, all'imbocco della scala A, la scritta "l'invidia è la forza dei cornuti". Dentro abitano Chiara e suo marito Marcello, ex culturista dalla sessualità incerta, Francesca, la paraplegica combattiva militante di sinistra, Bruno, ultrà romanista in affidamento diurno. E poi Gianfranco, lo spacciatore che prova a entrare nel giro grosso, Eugenio detto "er Trottola", che lavora in un'officina e si scopre innamorato della prostituta con cui convive... In questo paesaggio fatto di pezzi di campagna, villaggi e lembi di metropoli, le loro storie s'intrecciano, unendosi a quelle di personaggi che la borgata l'hanno scelta, per ribellione, per fascinazione. Come Flaminia che s'è sposata Bruno rompendo con la famiglia, o come il professore, che ama Marcello e lo mantiene. Frastornati dal rumore di fondo - il chiacchiericcio delle donne sulle panchine, gli strilli comici o intimidatori a ogni ora del giorno e della notte, le 'pinne' fatte con i motorini -, li seguiamo in un percorso dove non ci sono più alibi, niente o nessuno da salvare. Non la leggendaria vitalità popolare, esaltata in tanti libri e film, non il professore che in questa vitalità presunta ha provato a rigenerarsi, non le ideologie contemporanee, troppo impegnate a simulare paradisi inesistenti. È il romanzo della corruzione e della cocaina diffuse, del sesso venduto e negato. La periferia di Roma, quelle borgate ridotte a indifferenziata poltiglia si fanno metafora e i borgatari, "antesignani dell'insignificanza", conquistano terreno, diventano avanguardia. Perché mentre le borgate si adeguano ai valori borghesi, come scriveva Pasolini, la borghesia si sta 'imborgatando': legge della jungla, sogni di lusso impossibile, indifferenza morale, assenza di futuro - "vivere alla grande fin che si può e crollare quando capita". I due strati si sono contagiati a vicenda, ormai. "Il segreto di una civiltà al tracollo è la consistenza fluida: una geografia collosa, una storia evaporante, un'identità fondente e una criminalità liquida." In una lingua "presa dal vero" ma non per questo meno letteraria, che contamina il romanesco dei personaggi con l'italiano e piega l'italiano dell'autore verso il dialetto, Siti costruisce un romanzo dove la realtà, confusa e inintelligibile, viene soppiantata dalla rappresentazione, a sua volta imprendibile, illusionistica. Un romanzo che cancella se stesso in un brulicare di mille storie violente e grottesche, la cui somma, alla fine, dà zero.

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Da http://www.facebook.com/note.php?note_id=77427244660#
di Marco Spedaletti

La disciplina è lo strumento migliore per l'educazione? Questa frase potrebbe riassumere questo libro. Più che un trattato di pedagogia, è un vero e proprio esempio di come sia possibile ingenerare nei bambini l'amore per la vita, che è alla base di una qualsiasi autorealizzazione, contrapposta ad un'esistenza basata sulla paura, l'odio, la nevrosi.

Il libro di Alexander Neill è l'antologia di due scritti diversi. Il primo, intitolato "La scuola di Summerhill", è un piccolo saggio descrittivo dell'esperienza dell'educatore nella scuola da lui stesso fondata. Il secondo, intitolato "L'educazione del bambino", è più analitico e spiega alcuni meccanismi alla base del metodo pedagogico dell'autore. Utile, anzi fondamentale, è stata l'introduzione redatta da Erich Fromm, che permette anche a chi non ha dimestischezza con la tematica pedagogica di avvicinarsi al testo e comprenderlo, attraverso una chiave di lettura molto chiara.

In breve: la scuola di Summerhill è una istituzione fondata nel 1921 a Dresda e trasferitasi nel 1927 a Leiston, nel Suffolk, a 160 kilometri da Londra. Alla base della decisione di fondare questo istituto vi sono considerazioni di tipo etico di contrasto alla mentalità coercitiva dell'epoca ma anche di critica nei confronti dei movimenti progressisti che già si andavano delineando.

Via con le danze... ma attenti a ballare secondo le regole. Lo strano è che la folla, accetta, in quanto folla, le stesse regole che i singoli individui possono essere unanimi nell'odiare.

Lo sviluppo economico, secondo Neill, ha facilitato un passaggio da una autorità coercitiva ad una anonima. La prima ha come suoi strumenti le punizioni corporali, l'imposizione di una disciplina e l'erogazione di sanzioni fisiche oppure economiche, e può funzionare solo in una organizzazione fortemente gerarchica, patriarcale. L'economia, avendo allargato la base delle persone che possono vivere senza essere soggetti a comando esterno, ha permesso di superare inizialmente questo quadro di insieme. Purtroppo, per poter funzionare, l'economia ha bisogno di essere alimentata. Le persone non possono essere veramente libere, devono essere addestrate comunque a consumare, spendere e a far girare l'economia stessa. In pratica, il mezzo che diventa fine. Ecco che allora alle punizioni fisiche si sostituiscono quelle psichiche, l'esser messo in disparte, la non accettazione da parte della maggioranza. Dalla paura della frusta si passa alla paura dell'ostracismo, della non accettazione.

Neill si pone, rispetto a questa struttura, in una posizione di rottura.



quella libertà che nasce
dall'interno dell'individuoPrima di tutto, parte dal presupposto che non si possa imporre alcunché, né in forma esplicita né implicita, senza danneggiare il bambino e la sua formazione. Libertà non di fare ciò che più ci piace, beninteso, ma quella libertà che nasce dall'interno dell'individuo. Non è un caso che a Summerhill la frequenza scolastica sia facoltativa, le lezioni possono essere evitate anche per anni. Lo scopo di questa "mancanza di regole" è semplice: chi vuole studiare decide, in piena autonomia, di studiare. La motivazione nasce da dentro, dalla capacità di capire che lo studio può essere piacevole se porta all'autorealizzazione in una direzione scelta.

Ritengo che lo scopo della vita sia la felicità, ed essere felici significa provare interesse per qualcosa. L'educazione dovrebbe preparare alla vita. In ciò la nostra cultura non ha avuto successo. La nostra educazione, la politica, l'economia portano alla guerra. Le nostre medicine non hanno vinto le malattie, la religione non ha abolito i furti e l'usura.

Già da questo punto possiamo comprendere come il messaggio di Neill sia attualissimo. Soprattutto, come consideri la bontà innata un carattere essenziale di ogni individuo, considerando quindi la cattiveria come acquisita da una disciplina scorretta.



un vero e proprio esempio
di come sia possibile
ingenerare nei bambini
l'amore per la vitaSe a qualche genitore questo punto possa sembrare assurdo, perché un bambino senza disciplina non cresce bene, Neill porta la sua esperienza. I bambini che arrivano a Summerhill, i bambini "difficili", sono quelli che approfittano subito di tutte le libertà concesse. Non frequentano le lezioni, non si adeguano alle norme decise di comune accordo. Però, non appena scoprono che non vengono puniti per questo, che non c'è giudizio o condanna, smettono di comportarsi male e iniziano volontariamente a seguire le lezioni, ad adeguarsi alle norme del comun vivere. Il tempo di adattamento dipende, ovviamente, dalla forza della violenza con la quale la precedente disciplina è stata imposta. E' importante, in tal senso, tagliare i legami con la famiglia, perché è in seno ad essa che normalmente si trovano le cause della sofferenza del bambino.



la forma scelta per la formazione e revoca
delle regole è quella dell'Assemblea GeneraleCerto, esistono comunque delle norme: alcune dettate dal buonsenso, altre da una forma di autogoverno. L'autore mette l'accento che la forma scelta per la formazione e revoca delle regole è quella dell'Assemblea Generale, una istituzione dove adulti e bambini sono allo stesso livello. Il fatto che non vi sia una gerarchia neanche nelle cariche di "coordinamento" dei lavori (i segretari e il presidente cambiano ad ogni riunione, e possono essere anche bambini) fa sì che le decisioni siano sentite come collettive e non personali. Eventuali sanzioni per un comportamento scorretto non sono mai intese come punitive, anzi è più facile che ad un atto di odio non si risponda con una punizione. La poca aggressività dimostrata dagli studenti di Summerhill trova la sua logica nel ragionamento di Neill, che spiega che da una punizione nasce la paura di sbagliare, da questa l'ostilità per chi sbaglia e per noi stessi, e quindi l'ipocrisia o la violenza. Di cui il senso di colpa è figlio, proprio perché, per ritornare al discorso iniziale, non voce della coscienza bensì paura di disobbeddire al gruppo di appartenenza.



vedere le cose per quello che sono
e cambiarne qualcuna
per quello che è possibile.La conseguenza dello sperimentare la libertà è la sincerità, perché se non si ha paura di essere puniti non è necessario neanche essere ipocriti. Sincerità che si trasferisce anche in altre attività, come il teatro, dove è lo stesso Neill a constatare che il peggiore attore è chi recita anche nella vita, senza seguire il suo cuore.

Neill non è un nuovo profeta, e la sua esperienza, fatta soprattutto di sincerita e riconocimento dei suoi limiti, sta lì a dimostrarlo. In più occasioni spiega che non sempre il modello che ha adottato ha dato i frutti sperati. Alcune volte le sofferenze erano profonde, in altre alcune sedute di psicanalisi, tenute da lui stesso, hanno aiutato i bambini a sviscerare e risolvere le loro sofferenze. Alcune volte ha dovuto scegliere una via di compromesso, tra un completo sviluppo umano e un completo successo economico. In particolare un passo mi ha colpito è stato questo:

Anche se odio i compromessi, devo accettarne uno e rendermi conto che il mio obiettivo principale non è quello di riformare la società, ma di rendere felici alcuni bambini.

Vedere le cose per quello che sono, e cambiarne qualcuna per quello che è possibile.
Un messaggio che questo libro mi ha lasciato forte nell'animo.

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E' uscito a maggio 2009 il libro "EducataMente - educatori professionali in movimento"

Dopo tre anni di attività e condivisione, 11 giovani educatori professionali si cimentano in un progetto editoriale che riproduce la circolarità di idee e l'eterogeneità che li caratterizza: il primo “raduno” di pensieri ed esperienze educative indirizzato a tutti coloro che operano nel sociale. “EducataMente” raccoglie le parole di tanti educatori che condividono un orizzonte, un linguaggio, una forma mentis caratterizzata da creatività, progettualità, capacità di lavorare insieme e un comune intento: far conoscere e migliorare il profilo dell’educatore professionale. Tante strade, tante storie e tanti occhi, tutti orientati verso il paesaggio, ricco e molteplice, dell’educazione.

L’Associazione Eduraduno è costituita da educatori professionali, molti dei quali si sono formati presso l’Università degli studi Roma Tre e lavorano presso i servizi del terzo settore del Comune di Roma. Eduraduno si occupa della promozione dell’identità dell’educatore professionale, attraverso l’ideazione e la realizzazione di nuovi spazi di incontro e formazione per chi opera nel campo dell'educazione.

Per info: eduraduno@libero.it
www.eduraduno.it

tecniche sul libro:
Titolo: “EducataMente – educatori professionali in movimento”
Autore: Associazione Eduraduno
Editore: Aemme Edizioni, Roma
Data Prima Edizione: Maggio 2009
Pagine: 326
Genere: saggistica
Ambito: educazione, pedagogia, lavoro sociale
Prezzo: 12 euro

Prefazione di Vincenzo A. Piccione
Copertina: “Eduraduno in Movimento” di Margherita Barrera.

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